arrivare preparata al parto

Tutte, chi più chi meno, provano un certo nervosismo al pensiero di dare alla luce il proprio bambino. Per alcune, purtroppo, questo nervosismo impedisce di godersi pienamente la gravidanza. Un sondaggio rivela infatti che il 55% delle donne che stanno per diventare mamme per la prima volta, prova ansia e nervosismo, al pensiero di dover affrontare il travaglio. Le donne provano ogni genere di paura, in merito al parto: si va dal timore del cesareo fino alla paura del dolore e quella di perdere la propria dignità. Altre donne temono di non riuscire ad arrivare in ospedale in tempo, o che qualcosa possa andare storto, o ancora, sono preoccupate al pensiero dell’enorme responsabilità che comporta la nascita del loro bambino. Riuscire a tenere a freno tutte queste paure non solo ti potrà aiutare a vivere più serenamente la gravidanza, ma potrebbe permetterti di avere anche un’esperienza di parto migliore. Ecco in che modo puoi tenere a bada le tue paure.

Arrivare informate

La maggior parte delle paure legate al parto sono dovute alla paura dell’ignoto, perché non si sa bene cosa succederà. L’ansia del parto è stata quasi sul punto di offuscare il lato positivo della gravidanza di Arianna, un’insegnante di 29 anni e mamma di Lorenzo, nove mesi. “Man mano che si avvicinava la data presunta, sentivo crescere in me la paura, soprattutto la paura del dolore fisico”, confessa. “Nelle ultime settimane piangevo quasi tutti i giorni. Non potevo fare a meno di pensare alle cose che potevano andare storte e al dolore del travaglio che poteva durare delle ore. Alla fine, però, la realtà è stata molto meno traumatica di quello che pensavo. Ho avuto un travaglio piuttosto lungo, ma sono riuscita a tenere a bada il dolore. Le ostetriche che mi hanno assistito sono state davvero brave”. Ogni parto rappresenta un’esperienza unica, per questo è praticamente impossibile prevedere con esattezza come andranno le cose. Ma in ogni caso, ci sono parecchi modi che ti permetteranno di affrontare il parto con una maggiore sicurezza. Una delle cose migliori che puoi fare, in proposito, è tenerti il più possibile informata. Frequenta il corso di preparazione al parto e visita la sala parto dell’ospedale in cui intendi partorire. Raccogli il maggior numero possibile di informazioni riguardanti il protocollo del parto: quando si ricorre al parto indotto, in che cosa esattamente consiste quest’ultimo e cosa succede se il travaglio non progredisce.

Da provare: il pensiero positivo L’ipnoterapia comporta l’ascolto e la ripetizione di affermazioni positive, che possono cambiare in modo radicale le sensazioni che provi, man mano che si avvicina la data del parto. In commercio puoi trovare dei CD specifici.

Non credere a tutto quello che leggi

C’è molta informazione, riguardo al parto, ma a volte ciò che leggi o vedi può essere ingannevole e spaventare molto. Titoli del tipo: “è morta dopo due giorni dal parto…” possono terrorizzare. Queste storie non sempre danno un quadro completo e spesso per fare notizia, trascurano dettagli molto importanti. Anche i bollettini che riportano i dati della mortalità nel mondo, legata alla gravidanza o al parto, sono da prendere con le pinze! Purtroppo ci sono diversi Paesi del mondo che fanno salire il “dato allarmante” perché hanno scarse condizione igieniche e scadente assistenza medica. L’India, per esempio, è il paese nel quale la mortalità materna miete il più alto numero assoluto di vittime al mondo. Nella maggioranza dei casi, quella morte potrebbe essere prevenuta con adeguate diagnosi e assistenza prenatale. Devi sapere che grazie ai progressi della medicina, in Italia negli ultimi anni la mortalità materna ha segnato una visibile riduzione. Dal 1990 a oggi la mortalità per ragioni connesse alla gravidanza o al parto è stata dimezzata.

Da provare: parla con un esperto Se le tue paure prendono il sopravvento, parla con il tuo ginecologo che saprà chiarirti ogni tua preoccupazione riguardante il tuo caso specifico.

Ignora le storie allarmistiche

Molte donne si accostano al travaglio con la certezza che si tratterà di qualcosa di tremendo. Questo accade spesso perché si dà ascolto al racconto di parenti e amici, che riferiscono di donne in agonia, che chiedono disperatamente e invano, degli antidolorifici, durante il travaglio. “Ero veramente preoccupata al pensiero del dolore che avrei potuto provare”, ammette Eleonora, 40 anni, che ha partorito suo figlio Gianluca, 18 mesi, con un cesareo d’emergenza. “Durante la gravidanza soffrivo spesso di crampi alle gambe, ma una mia amica mi ha detto che durante il travaglio avrei potuto avere i crampi a entrambe le gambe, ma che quasi di sicuro sarebbe stato niente
rispetto al dolore del travaglio”. Se un’amica superzelante si mostra ansiosa di raccontarti episodi raccapric cianti riguardanti il parto, chiedile di non farlo. Spesso si tende a ingigantire cose per rendere più pittoresco il racconto. Sarebbe senz’altro meglio se tutte pen sassero semplicemente alle storie di parto che finiscono bene e senza alcuna complicazione.

Da provare: lo yoga Le tecniche per la respirazione, le posizioni da provare durante il travaglio e la meditazione, possono aiutarti moltissimo a rilassarti. L’organismo rilassato non contrasta le contrazioni, ma le accetta, e di conseguenza ti fa sentire meno dolore!

Fidati dei professionisti

Anche se il parto spesso non procede secondo i piani, il personale medico è preparato nel far fronte a tutte le emergenze che possono presentarsi. I reparti maternità dei nostri ospedali sono all’avanguardia e in Europa, l’Italia è ai primi posti, per quanto riguarda la sicurezza e l’assistenza in sala parto. La gestante viene seguita con scrupolo per nove mesi e molto spesso potenziali pericoli vengono individuati per tempo e opportunamente curati. Per questo, capita di rado che una donna arrivi al parto con un problema non diagnosticato prima oppure un bebè nasca con un problema che non sia già stato scoperto.

Da provare: coinvolgi il tuo compagno. Discuti il piano per il parto e tutto quello che comporta questa esperienza, col tuo compagno. In questo modo, sarà lui a parlare con medici e ostetriche, quando arriverà il momento, mentretu ti concentri sul parto.