Non scuoterlo! La campagna per la prevenzione della Sindrome del bambino scosso

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Non scuoterlo! La campagna per la prevenzione della Sindrome del bambino scosso

 

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Negli USA 30 bambini ogni 100.000 nati l’anno subiscono gravi danni a causa di una forma di maltrattamento nota con il nome di Shaken Baby Syndrome (o Sindrome del bambino scosso) associata alle conseguenze, anche mortali, di uno scuotimento violento ai danni del bambino. In Italia mancano dati ufficiali perché il fenomeno è poco noto e difficile da diagnosticare. Le forze generate dal movimento violento compiuto dall’adulto sul piccolo possono essere la causa di traumi fisici e neurologici e, in casi estremi, possono addirittura risultare letali provocando la morte del neonato. Per portare all’attenzione dei neogenitori Terre des Hommes ha lanciato la prima campagna nazionale per la prevenzione della Shaken Baby Syndrome “Non Scuoterlo!” .

SE PIANGE COCCOLALO!

Il pianto del bambino, nei primi mesi di vita, può risultare interminabile, inconsolabile e a volte insopportabile, al punto che il genitore, o chi si sta occupando del bambino, preso dal senso di frustrazione, rabbia e/o impotenza, può essere spinto a scuoterlo. Questo comportamento, se violento, può avere delle conseguenze gravissime, quali disabilità e addirittura morte del bambino. La Shaken Baby Syndrome (SBS – Sindrome del Bambino Scosso) negli USA – uno dei paesi più avanzati nella raccolta dei dati su questa forma di maltrattamento – ha un’incidenza di 30 bambini ogni 100.000 nati l’anno. Un dato questo che potrebbe avere contorni anche più ampi a parere degli esperti per la difficoltà di fare una diagnosi tempestiva in quanto i bambini scossi spesso non mostrano lesioni esterne.

In Italia il fenomeno è ancora poco conosciuto dal grande pubblico e non esiste un database nazionale che raccoglie i casi individuati, ma tutte le strutture ospedaliere più avanzate per la diagnosi precoce del maltrattamento sui bambini ci confermano la necessità di avviare un’ampia azione informativa per la prevenzione di questa sindrome”, dichiara Federica Giannotta, Responsabile Advocacy e Programmi Italia di Terre des Hommes.

LA PAROLA AGLI ESPERTI

“Durante il periodo del Purple Crying – fino ai 18 mesi di vita – il pianto del bambino può essere prolungato e poco consolabile, non legato a un particolare malessere e spesso si presenta di sera. Il picco solitamente è intorno al secondo mese di vita, per poi decrescere riducendosi notevolmente dopo il primo anno”, spiega Antonio Urbino, Direttore della S.C. di Pediatria d’Urgenza, Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino. “Per questo è necessario che i genitori siano informati di questa criticità e adottino delle strategie corrette e informate per mantenere la serenità necessaria per prendersi cura del bambino e imparare a riconoscere i suoi bisogni”.

“Quando un lattante è scosso violentemente”, spiega Melissa Rosa Rizzotto, medico di comunità, Centro Regionale per la Diagnostica del Bambino Maltrattato di Padova, “la testa e il cervello in essa contenuto subiscono forze di accelerazione/decelerazione che provocano danni meccanici ai neuroni e alle fibre nervose, oltre che ai vasi sanguigni intracranici e agli occhi: questo comporta una alterazione immediata di coscienza e funzioni vitali, con difficoltà a respirare e rallentamento del battito. Se questa fase è superata e non sopraggiunge la morte del bambino, si manifestano gradualmente le emorragie cerebrali, spinali e retiniche (da rottura dei vasi) oltre che gli esiti delle sofferenza ipossica acuta del cervello con un grave edema cerebrale e, a distanza di diverse settimane, anche di atrofia del cervello, con la morte dei neuroni che hanno sofferto maggiormente nella fase acuta”.

“I casi intercettati di sospetta SBS hanno caratteristiche comuni”, afferma Stefania Losi, Responsabile del Servizio GAIA (Gruppo Abusi Infanzia Adolescenza) del Meyer di Firenze. “Di solito si tratta di lattanti, che quando arrivano in ospedale possono essere iporeattivi o letargici, avere ipotonia o rigidità, presentare difficoltà respiratorie, difficoltà o incapacità di agganciare lo sguardo, avere convulsioni o crisi, oppure essere solo estremamente irritabili. Dalla loro storia emerge che sono bambini che hanno avuto frequenti pianti, insistenti ed inconsolabili, sonni prolungati, difficoltà ad alimentarsi, vomito, tremori, apnea. Il percorso assistenziale è gestito con un lavoro multidisciplinare di medici e altri operatori sanitari”.

“La Shaken Baby Syndrome può avere anche esiti letali perché il movimento del cervello rispetto alla scatola cranica durante lo scuotimento provoca la lacerazione di alcune vene a ponte tra le due strutture provocando vaste emorragie che vanno a danneggiare direttamente e indirettamente il cervello”, sostiene Cristina Cattaneo, medico legale dell’Università degli Studi di Milano. “La sindrome del bambino scosso è la principale causa di morte per maltrattamento per i bambini nei primi anni di vita”.

“In Italia purtroppo non esistono delle statistiche nazionali sull’incidenza della SBS, ma possiamo ipotizzare che il nostro Paese si allinei ai dati dichiarati negli USA: 30 casi su 100.000 nati l’anno. Il 25% dei bambini con questa sindrome muoiono”, dichiara Lucia Romeo, Pediatria Ospedale dei Bambini V. Buzzi di Milano. “In tutti gli ospedali americani è a disposizione dei pazienti un filmato che spiega cos’è la SBS e cosa fare in caso di pianto e impossibilità a calmare il proprio bimbo. In Germania il fenomeno colpisce 100/200 bambini l’anno tra i 2 e i 5 mesi ed è stato creato un programma di prevenzione post partum chiamato “Love me never shake me”, che ha avuto grande risonanza”.

“I genitori spesso hanno difficoltà a comprendere che un figlio, anche se molto amato e desiderato, può mettere a dura prova la loro capacità di tenere a freno la rabbia e il senso d’impotenza che li travolgono di fronte al pianto persistente del neonato”, sostiene Alessandra Kustermann, direttore SVSeD, Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. “Educare i neo genitori a comportamenti corretti è difficile per l’isolamento in cui vivono le loro prime esperienze genitoriali. Penso che questa campagna abbia il merito di allertare i padri e le madri sul fatto banale che scuotere un bimbo per far cessare il suo pianto può avere conseguenze devastanti. Devono capire che vi sono tecniche più efficaci per calmarlo e soprattutto che possono chiedere aiuto se non ce la fanno”.

“La sensibilizzazione di chi si occupa ogni giorno dei bambini rappresenta la più importante strategia di promozione della salute psicofisica dei bambini. In particolare gli strumenti che abbiamo utilizzato in questa campagna sono efficaci misure di prevenzione primaria per la riduzione dell’incidenza dei rischi della SBS, poiché utilizzano messaggi corretti, semplici, chiari, credibili, positivi e con un forte impatto emotivo”, afferma Maria Grazia Foschino, psicologa del GIADA – Gruppo Interdisciplinare Assistenza Donne e bambini Abusati di Bari. “Nella nostra esperienza abbiamo potuto verificare quanto la corretta informazione promuova i complessi cambiamenti delle convinzioni alla base delle condotte pericolose dei caregiver. Tuttavia, per chi è in condizioni di particolare vulnerabilità utilizziamo specifici protocolli psicologici di sostegno per favorire un parenting positivo”.

 

Per maggiori info

La Campagna “Non scuoterlo!” di Terre des Hommes è nata con l’obiettivo di far conoscere a tutti, sensibilizzare e informare sulle conseguenze della sindrome del bambino scosso. La campagna si inserisce all’interno di un progetto più ampio, avviato nel 2012, per prevenire le tante e diverse forme di abuso e violenza che vedono come vittime i più piccoli. L’intera campagna si svolge sotto il patrocinio dell’Autorità Garante Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza.

nonscuoterlo.terredeshommes.it

 

pubblicato da |2018-02-06T10:25:11+00:0022-Gen-2018|0 Commenti

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