A cura della Società Italiana di Neonatologia (SIN) – www.neonatologia.it

La Kangaroo Mother Care (KMC) rappresenta, in Terapia Intensiva Neonatale, la prima modalità di avvicinamento tra mamma e bambino appena il neonato può uscire dall’incubatrice. Per KMC si intende il metodo in cui il neonato viene posizionato nudo con il solo pannolino, prono, a contatto pelle a pelle sul petto del genitore, adeguatamente contenuto e coperto. Grazie al contatto pelle a pelle, già dalle prime ore di vita, l’adattamento del neonato alla vita extrauterina migliora, apportando numerosi benefici, in particolare ai prematuri.

Da una recente indagine conoscitiva, portata a termine dal GdS della Care della Società Italiana di Neonatologia (SIN), presentata anche in occasione del XXIV Congresso Nazionale, è emerso che circa il 61% delle Terapie Intensive Neonatali (TIN) in Italia consente un accesso h24 ai genitori, con forti disparità regionali però tra nord, centro e sud.

La KMC viene proposta in quasi tutti questi centri (94%), tuttavia il suo utilizzo può essere ridotto e penalizzato da una serie di restrizioni e limitazioni che le singole TIN attuano. Naturalmente esiste una stretta correlazione tra i centri che permettono l’ingresso dei genitori h 24 con la durata giornaliera della KMC, ma ne influenzano la sua corretta applicazione anche la possibile interruzione precoce al passaggio in Sub-TIN, la mancanza di un protocollo scritto di reparto e la non adeguata formazione del personale.

Esistono ancora grosse limitazioni nell’utilizzo della KMC legate all’età gestazionale, ai presidi e al tipo di assistenza respiratoria.

UN CONTATTO PREZIOSO
La maggior parte delle lesioni tipiche del pretermine sono legate a un’etiopatogenesi multifattoriale: mancanza o immaturità del sistema di autoregolazione del circolo cerebrale, presenza della matrice germinativa, struttura temporanea e molto fragile, ricca di cellule e di vasi fragilissimi, che dunque può danneggiarsi al minimo variare della pressione arteriosa o venosa, causando emorragie cerebrali. Altri fattori hanno un ruolo determinante: l’immaturità del sistema coagulativo, l’effetto del dolore e dello stress dovuti alle manovre e all’handling tipici della terapia intensiva, l’instabilità cardiocircolatoria e respiratoria, l’effetto delle infezioni così frequenti nel pretermine.

È dunque verosimile che gli sforzi legati alla stabilizzazione precoce delle condizioni cardiocircolatorie, già a partire dalla sala parto, poi più tardi all’interno della Terapia Intensiva Neonatale, grazie a tecniche di supporto respiratorio non invasivo (CPAP, NIV/BiPAP, alti flussi), il controllo o la prevenzione delle infezioni e gli interventi mirati a ridurre lo stress e il dolore, possano anticipare la stabilizzazione del neonato pretermine.

È così che in reparti dove si attuano fin dalla nascita tecniche di contenimento e di developmental care eseguite dal personale ospedaliero in stretta collaborazione con i genitori, come appunto la KMC, si è notata una riduzione drastica di danni cerebrali. Con la tecnica della Kangaroo Mother Care, i neonati prematuri vengono infatti lasciati alle loro mamme, proprio come “incubatrici naturali”, con conseguente stabilizzazione neonato.

ANCHE A 20 ANNI DI DISTANZA
Alcuni studi hanno inoltre mostrato come la Kangaroo Mother Care abbia effetti protettivi significativi, nel campo sociale a comportamentale anche a 20 anni di distanza. In particolare, gli effetti positivi dell’intervento con KMC osservati a 12 mesi di vita sui parametri di accrescimento, sullo stress materno e sull’ambiente familiare, erano significativamente correlati a livelli più alti di QI a 20 anni.

La Kangaroo Mother Care rappresenta pertanto un chiaro esempio della importanza della interdipendenza tra interventi medici e non medici e della necessaria alleanza tra professionisti e genitori per una assistenza e cura ottimali.