Il miglior antidolorifico in sala parto? Una carezza del partner. Lo dice un recente studio. Pubblicato sulla rivista Nature Scientific Report e promosso dall’Università di Haifa, Israele, lo studio ha puntato l’attenzione su quello che sembra un luogo comune: il potere terapeutico del tocco. Eppure, quante volte diamo per scontato quanto può farci bene una semplice carezza, un abbraccio, una mano sfiorata? In questo caso specifico parliamo di effetti benefici non solo sulla mente e l’umore, ma anche sul fisico. Perché secondo la ricerca il miglior analgesico in sala parto si rivela essere il contatto fisico con il proprio partner.

LO STUDIO
Ventidue coppie coinvolte in una relazione stabile sono state osservate e monitorate durante la simulazione delle fasi più dolorose del parto. Età compresa tra i 22 e i 40 anni, i partner hanno “assistito al parto” secondo tre modalità: in un’altra stanza lontani dalle donne, oppure nella stessa stanza ma senza contatto e infine vicini con la possibilità di prenderle per mano. I risultati degli esperimenti hanno evidenziato come il contatto creasse le condizioni migliori per reagire alla situazione di forte stress e attenuare il dolore. La vicinanza del partner, infatti, permette di sincronizzare il respiro e il ritmo cardiaco, ma solo nelle fasi di non dolore. Quando il dolore è forte e persistente solo il contatto fisico riesce a stabilire questa sintonia, benefica per la donna in travaglio.

UNITI È MEGLIO
“Mia moglie stava soffrendo e l’unica cosa che sono riuscito a pensare è stata: cosa posso fare per aiutarla?”, ha raccontato Pavel Goldstein, ricercatore di psicologia che fa parte del team dello studio, “Allora le ho stretto la mano ed è sembrato funzionare”. Da qui l’idea dello studio e lo scopo di dimostrare scientificamente quello che possiamo vivere ogni giorno sulla nostra pelle: il benefico potere del contatto fisico con le persone che amiamo. “Il tocco potrebbe essere uno strumento per comunicare empatia e funzionare come antidolorifico. Più empatico è il partner, più forte sarà l’effetto analgesico, e maggiore la sincronizzazione tra i due quando sono in contatto”, ha infatti spiegato Goldstein.

APPLICAZIONE
Come godere dei benefici di questo antidolorifico naturale? Nel momento in cui scegliete la struttura dove partorirete chiedete se è possibile avere una persona accanto durante il travaglio e il parto. Spesso dipende non solo dal regolamento interno ma anche dalla caposala di turno, nonché dal numero delle donne con parto aperto in quel momento. Informatevi anche su quali esami e analisi l’accompagnatore deve fare prima della fatidica data, per non farvi trovare impreparati.
In realtà non puoi sapere con anticipo come “ti trasformerai” durante il parto, anche le donne più miti e tranquille possono diventare delle furie in quel momento! Però conoscendoti, tu stessa meglio di chiunque altro, puoi parlare prima del parto con il tuo partner, spiegandogli che tipo di supporto vorresti da lui, per provare a calibrare insieme la sua presenza. Poi non ti rimarrà che vivere in modo spontaneo e naturale il più grande evento della tua vita, ricordandoti che c’è lì una mano pronta a stringerti e confortarti e, perché no, ad alleviare un po’ il tuo dolore.

ESPERIENZE
Anna, 26 anni, ha partorito con il compagno accanto, ma il contatto fisico non l’ha aiutata: “Povero Carlo, lo spingevo continuamente via, lui cercava di starmi vicino, prendermi la mano, carezzarmi il viso. Ma le cose mi davano fastidio, aumentavano la mia frustrazione! Forse perché non lo vedevo rilassato, ma anzi più agitato di me. Comunque non posso dire che non ci abbia provato, è stato davvero dolce e presente!”.

Giulia, 32 anni, ha dato alla luce la sua bimba con il supporto di suo marito: “Ho partorito in casa, grazie a una gravidanza andata benissimo e un’ostetrica che mi ha seguito sin dall’inizio e ha confermato di poter procedere in casa con le mie condizioni ottimali di parto. Be’ la cosa mi ha dato la possibilità di condividere con Riccardo davvero il parto. Siamo stati insieme dall’inizio alla fine, abbracciati o mano nella mano, e questo mi ha supportato da un punto di vista mentale ma anche fisico, mi aiutava a regolare i miei respiri e a rilassarmi. Spero il prossimo figlio possa nascere di nuovo a casa!”.