Dalla pancia all’acqua e ritorno: il baby nuoto

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Dalla pancia all’acqua e ritorno: il baby nuoto

A cura della Dott.ssa Valentina Moraca, Psicologa e Psicoterapeuta cognitivo comportamentale – www.facebook.com/ValentinaMoracaPsicoterapeutaRoma/

Negli ultimi anni avrete sicuramente sentito parlare di acquaticità neonatale e baby nuoto. Questo è infatti considerato un metodo innovativo per consentire uno sviluppo armonico degli infanti e può essere svolto dal quarto mese di vita. L’acqua è un ambiente noto al bambino, egli è infatti rimasto avvolto in una sacca piena di liquido per nove mesi e grazie a questa è riuscito a sopravvivere. Il ritorno perciò all’acqua nei primi mesi dopo la nascita consente al bambino di ritrovare una sorta di equilibrio corporeo, egli infatti identificherà quella situazione come qualcosa di non completamente sconosciuto e allo stesso tempo come un ambiente esterno nuovo con cui prendere familiarità. Un bambino, se immerso in acqua dai 4 mesi, non dovrà imparare a nuotare poiché in modo istintivo è già in grado di farlo, ecco perché il nuotare entra a far parte da subito della memoria motoria di un bambino.

UN MOMENTO RELAZIONALE
Fare baby nuoto non è soltanto un momento in cui il bambino richiama o apprende abilità motorie, ma è da considerarsi sopratutto come un forte momento relazionale con la mamma o con il papà. Uno dei due infatti, entrerà in acqua con il bambino e gli proporrà, sotto la guida di un istruttore specializzato, esercizi specifici. Questi se organizzati nel migliore dei modi possono rappresentare una prima educazione al movimento, rafforzando la muscolatura, consentendo così lo sviluppo di schemi corporei e posturali. Il bimbo imparerà a stare in posizione prona e supina e richiamando il riflesso di chiusura dell’epiglottide sarà in grado di andare sott’acqua interrompendo la respirazione.
Il momento del baby nuoto, come dicevamo però, non dovrà essere visto solo come un appuntamento per apprendere, ma un momento di forte scambio relazionale tra voi e lui, se voi sarete tranquille il bambino si sentirà libero di esplorare, conoscere e sperimentare. Se l’acqua vi spaventa è molto probabile che anche il vostro bambino possa percepirlo come un ambiente ostile e mostrarsi quindi restio e non propenso a voler restare.

MAMMA O PAPÀ?
Quale genitore entrerà in acqua? Quando il bimbo è ancora piccolo e necessita di essere allattato è bene che sia la mamma ad accompagnarlo in acqua, così che se dovesse servire potrà nutrirlo e coccolarlo. Quando il bambino invece è svezzato, è possibile pensare che sia la figura paterna a occuparsene, in modo da poterne rafforzare il legame. È importante che sia però poi sempre lo stesso genitore ad accompagnarlo, senza alternarsi durante le lezioni, questo darà continuità nel metodo e sicurezza al piccolo.
Insomma mamme lasciatevi cullare dall’acqua insieme al vostro bimbo, rilassatevi e vedetelo come un ulteriore momento esclusivo insieme al vostro bimbo, oppure lasciate spazio ai papà in acqua e concedetevi del tempo per voi. Parola d’ordine coccolarsi, avrà tutto il tempo per imparare a nuotare non dimenticatelo!

pubblicato da |2019-07-26T11:09:23+00:0002-Ago-2019|0 Commenti

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