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Chiedilo agli esperti2018-11-15T13:46:20+00:00

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LE VOSTRE DOMANDE E LE NOSTRE RISPOSTE

Gentilissima Dottoressa, quali sono le posizioni migliori per un parto naturale? È possibile negli ospedali italiani sceglierle e dire al personale della sala parto che ci si vuole mettere in una posizione piuttosto che in un’altra? Matilde

Cara Matilde, il parto è l’evento più temuto della gestante, soprattutto la prima volta, perché è una esperienza mai sperimentata prima, spesso descritta da madri e amiche come un evento doloroso e lungo. La gravida è circondata dalle esperienze degli altri e spesso si accosta all’evento con un po’ di incertezza e paura. Il ginecologo di fiducia deve sfatare molti miti e accompagnare la gestante nel percorso gravidanza infondendole fiducia e serenità. Il dolore del travaglio vero e proprio nella maggior parte dei casi può essere alleviato con l’anestesia peridurale (o epidurale) eseguita al momento opportuno; è pur vero che sia durante il periodo dilatante che durante il periodo espulsivo la partoriente può e deve assumere le posizioni che più le aggradano.
Il fastidio delle contrazioni è notevolmente attutito dalla seduta sulla “palla”: sorta di grosso pallone sul quale si può sedere e ruotare, altro supporto è la poltrona con la “liana”. Presso molte popolazioni africane, si usa espletare il parto aggrappate a una liana e accovacciate.
Nel periodo espulsivo (quando cioè la dilatazione è completa e si comincia la “spinta”), la donna si deve sentire a suo agio, seduta, sdraiata a pancia in su, carponi, sdraiata per terra, su un fianco… qualsiasi posizione insomma che le consenta di spingere meglio, in concomitanza delle contrazioni.
L’unico ostacolo a questa elasticità nelle posizioni del parto è la preparazioni del personale di assistenza. Non tutti gli ostetrici infatti sono pronti ad assecondare i desideri della partoriente, che invece dovrebbe essere supportata nelle sue esigenze, soprattutto per scarsa apertura mentale verso le “novità”. Vedo comunque con piacere che le nuove generazioni di ostetriche e ostetrici sono sempre più disponibili a rendere il parto una esperienza da ricordare come positiva e gioiosa.

Sono alla 20esima settimana di gravidanza. Da qualche giorno ho le gengive molto gonfie. Basta una semplice pulizia con lo spazzolino (con setole morbide!) per farle sanguinare… Come mai? Lisa (Ostia, Roma)

L’infiammazione delle gengive è un problema molto comune durante la dolce attesa, tanto è vero che si parla di “infiammazione gravidica” e di “gengivite gravidica”. In gravidanza, a causa dell’aumento degli estrogeni e del progesterone, i tessuti si ipersensibilizzano; allo stesso tempo con l’aumentare della quantità di sangue, i vasi sanguigni subiscono una dilatazione, provocando la fuoriuscita della parte acquosa presente nel sangue. Si produce così il rigonfiamento; qualunque agente irritante (anche uno spazzolino in seguito alla normale pulizia, come succede a te) è in grado di scatenare una forte reazione infiammatoria. L’infiammazione dei tessuti può provocare dolore e sanguinamento, specie negli ultimi mesi della gravidanza. Ad ogni modo, la gengivite in sé non è allarmante, ma può esserlo l’accumulo di placca batterica nel solco gengivale, che può causare patologie anche molto gravi. È importante dunque rivolgersi al proprio dentista!

Sono in attesa del mio secondo figlio perciò credevo di poter affrontare la mia gravidanza in modo più consapevole e tranquillo rispetto alla prima, mi ritrovo invece con tante ansie e pensieri sull’andamento della gravidanza e per la salute del bimbo. Spesso piango e ho attacchi di panico, mi sento depressa… Cristiana, Bari

Anche se indubbiamente una donna alla sua seconda si possa sentire più “esperta”, potrebbe avere dei momenti di tristezza, ansia e timori, che a volte prendono il sopravvento sulla gioia e sulla serenità… Anche se non esiste la “depressione gravidica” come una condizione medica associata alla gravidanza, ci sono in effetti donne che in gravidanza si sentono più tristi del normale… Pianti improvvisi e più marcata vulnerabilità emotiva spesso sono da ricollegarsi agli sbalzi ormonali. Inoltre, le modificazione del corpo e il pensiero rivolto ai cambiamenti a cui si andrà incontro (anche nel caso della seconda o terza gestazione riguardante la gestione di più figli), potrebbero creare maggiori ansie e preoccupazioni. Tuttavia, questo normale malessere potrebbe degenerare in un problema più serio (soprattutto nel caso in cui la donna abbia già sofferto in passato di disturbi dell’umore o di disturbi d’ansia, in gravidanza questi problemi potrebbero peggiorare). Ti consigliamo vivamente di parlarne con il tuo ginecologo che conosce il tuo quadro clinico specifico. È importante farlo in tempo, sia per vivere più serenamente la gravidanza stessa sia per vivere poi meglio la relazione con il neonato!

Ho perso mio padre quando aveva 51 anni per un attacco di cuore. Ora che sto cercando di avere un bambino sono preoccupata per il fattore genetico. Che rischi può correre mio figlio? Giulia, Reggio Emilia

La pressione del sangue alta e i livelli di colesterolo e omocisteina si possono ereditare, facendo aumentare le probabilità di avere problemi a carico del cuore. Tuttavia, non è tutta colpa dei geni. Infatti si può ridurre sensibilmente i rischi delle malattie cardiache, seguendo uno stile di vita sano sin da bambini, come una dieta ricca di vegetali e un regolare esercizio fisico. Inoltre le malattie come ipertensione e diabete giocano un ruolo importante sulla salute del cuore. Poi ci sono condizioni come l’eccessivo peso e la sedentarietà… Come vedi le malattie cardiovascolari riconoscono un’eziologia multifattoriale. Da numerosi studi e pubblicazioni risulta che gli interventi sullo stile di vita sono in grado di prevenire le patologie cardiovascolari. Comincia quindi tu prima e durante la gravidanza ad avere uno stile di vista sano e sin da subito trasmetti al tuo bambino questa attenzione.

Cosa succede se, superata la data presunta del parto, il travaglio non comincia? Alice, Sassari

Superare la data presunta del parto, ovvero arrivare oltre alla 40esima settimana e non avere alcun segnale di avvio del travaglio, capita a diverse donne, specie al primo figlio. C’è da tenere presente anche che la data presunta del parto si calcola ipotizzando che il concepimento sia avvenuto 14 giorni dopo l’inizio dell’ultima mestruazione; si tratta di un calcolo approssimativo. Partorire quindi tra la fine della 40esima settimana e l’inizio della 42esima in genere non comporta alcun pericolo, anche perché il benessere della mamma e del bebè viene tenuto sotto controllo: si verificano infatti le condizioni del collo dell’utero, si monitora il battito del nascituro, si controlla la quantità di liquido amniotico o si esegue l’ecografia doppler delle arterie ombelicali. A partire dalla data presunta del parto molti ospedali sottopongono la futura mamma a monitoraggio e controllo ecografico a giorni alterni. In ogni caso, trascorsi 10-14 giorni dalla data presunta, il travaglio viene indotto per via farmacologica perché diventa più difficile che il parto possa avviarsi spontaneamente.

Che cos’è il Roll-over-test? Serve farlo? Cristina, Spello (PG)

Il Roll-over-test è un test predittivo che permette di individuare le gestanti a rischio di sviluppare la preeclampsia (nota anche come gestosi), malattia caratterizzata da ipertensione, edemi, protenuria. Si esegue misurando la pressione arteriosa con la paziente prima sdraiata sul fianco sinistro poi posta in posizione supina. Il teste risulta positivo se la pressione arteriosa diastolica (minima) tra le due misurazioni si alza di un valore superiore ai 20 mmHg (esempio: prima misurazione 80, seconda misurazione 105). Si ritiene che il 95% delle pazienti che svilupperanno la gestosi sono positive al teste eseguito la 20esima settimana di gestazione.